Article

Perchè la canzone d’autore italiana conta poco all’estero?

Due riflessioni di come viene vista la canzone d’autore italiana all’estero da parte di due cantautori italiani. Seppur in un momento storico diverso, a distanza di qualche decennio, la popolarità della canzone d’autore italiana fuori dai confini nazionali non sembra decollare.

La canzone d'autore all'estero

Fabrizio De Andrè

Per quanto riguarda la colonizzazione americana noi eravamo nati un momento in cui circolavano le am-lire ancora. Quindi una cultura totalmente diversa da quella c’è adesso, cioè da questa sovracultura importata dall’occidente atlantico, quindi avevamo la possibilità di esprimerci ai nostri livelli, con i nostri mezzi.

Autoctoni , chiamiamoli così, tanto per usare una parola di moda. Invece adesso penso che sia diventato un problema grosso, perché ormai abbiamo nell’orecchio, dalla mattina alla sera, della musica pop-americana, pop-inglese. Credo che anche per un motivo linguistico, chi va per la maggiore siano sempre gli anglofoni.

Questo da un certo punto di vista è spiacevole, d’altra parte per quanto riguarda la canzone  o quella che viene definita canzone d’autore italiana, credo che siamo fra i migliori che ci siano al mondo. Sinceramente! Basta confrontare un testo, lasciamo perdere i grossi maestri, che sono tali per il resto del mondo, vorrà dire Cohen, vorrà dire Dylan, provate a leggere un testo di un nuovo gruppo americano e provate a fare un confronto con i testi di Venditti, De Gregori, di Bubola, di Dalla. Il problema è questo, mi pare che oltre atlantico esiste una specie di  minculpop, il ministero della cultura popolare, che impedisce la diffusione dei prodotti nostri. Questo è abbastanza disagevole. Finiremo per involverci.

(Fabrizio De Andrè)


La canzone d'autore fuori dall'Italia

Enrico Ruggeri

La musica è retta da quattro multinazionali che in qualche modo decidono quello che accade, le tendenze, qual è il momento del riflusso o del genere x o y da immettere nel mercato. Sono multinazionali anglofone, anche se la Sony è giapponese, ma di fatto è anglofona. In qualche modo operano in modo che ci siano una serie di paesi acquirenti di dischi e basta. L’Italia è uno di questi paesi.

Per cui tutto avviene secondo questo principio: i dischi, i cd, la musica straniera arriva in Italia e noi siamo tenuto ad acquistarla o quanto meno a scaricarcela gratis. Difficilmente i cantanti italiani riescono a uscire. Riescono ad andare all’estero quando incarnano quello che all’estero pensano della musica italiana. Ho suonato all’estero anch’io e mi sono accorto che in quasi tutta Europa, facendo la conferenza stampa della presentazione di un disco, la prima domanda o al massimo la seconda era “Sei un latin lover?”. Faccio quello che posso! Perché l’italiano è quello. Ti chiedevano della pasta, della pizza, eccetera.

Ti rendi conto girando, ho fatto delle televisioni in Francia dove c’erano dei messicani come ce l’immaginiamo noi, con il sombrero e la chitarra che erano gli unici messicani che erano andati a fare una tournee in Francia. In realtà sicuramente in Messico che è un paese di milioni d’abitanti ci sarà gente che farà heavy metal, funky, qualsiasi genere musicale. In Brasile tutti fanno “u sce sce” poi c’è un gruppo che fa rock brasiliano, si chiama Sepultura che con grande difficoltà è riuscito a dimostrare che in Brasile possono fare heavy metal.

Per cui quando il cantante italiano incarna ciò che pensano dell’Italia, in qualche modo ha successo. Prima c’erano i cantanti “sono italiano e sono triste”  la sezione Albano, Cotugno e quel mondo lì, adesso c’è un gradino ulteriore. Non so, c’è Eros Ramazzotti, che è il suo nome vero, ma sembra che sia il nome studiato da un esperto di marketing. Per cui hai Eros come nome, quindi perfetto. Il cognome è una delle marche italiane più conosciute all’estero. Quindi nessun simposio di esperti sarebbe riuscito a trovare un nome così azzeccato. E lui è già un italiano di una generazione seguente. Un italiano che veste Armani, certo magari non ha raffinatezze lessicali di De Gregori  o di De Andrè però è già un passo avanti. Così facendo tra quaranta, cinquanta anni l’Italia esporterà anche i cantautori e la canzone d’autore italiana.

(Enrico Ruggeri)

Trackbacks/Pingbacks

  1. La canzone d'autore che nasce quando i cantautori italiani si incontrano | Cantautori italiani - 9 maggio 2012

    […] esempio di partecipazione è quello avuto da Massimo Bubola, che ha scritto pietre miliari della canzone d’autore, insieme a De Andrè, uno dei maggiori cantautori italiani. Collaborazione tra i cantautori […]

  2. La canzone d’autore che nasce dal convivio | Cantautori italiani, Canzone italiana e musica di qualità - 10 maggio 2012

    […] esempio di partecipazione è quello avuto da Massimo Bubola, che ha scritto pietre miliari della canzone d’autore, insieme a De Andrè, uno dei maggiori cantautori italiani. […]

  3. La parola cantautore, cosa significa? E la canzone d’autore? | Cantautori italiani - 23 maggio 2012

    […] d’autore. Alla fine rimane un termine che non soddisfa l’interlocutore; ne cantautore, ne canzone d’autore sembrano riassumere le capacità di tale figura, così Guccini rilancia un nominativo adottato […]

Leave a Reply

Login with Facebook: