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La canzone d’autore che nasce quando i cantautori italiani si incontrano

La canzone d’autore a volte nasce dalla collaborazione di alcuni cantautori italiani. Diverse sono le forme di partecipazione che aiutano a sviluppare la canzone d’autore.

Iniziamo da Dalla che traeva motivazione nella composizione dal confronto nelle serate in osteria con Guccini, un altro dei cantautori italiani che viveva a Bologna.

 

Dalla e Guccini nelle osterie

Dalla e Guccini nelle osterie

Bologna era una città abbastanza adatta piena di contraddizioni. C’erano stati i fatti del ’77, le autonomie, era in grande fermento, stava nascendo il Dams e allora scrissi un po’, così un po’ come risposta a Guccini, anche, per altro ero molto amico di Guccini, soprattutto in quel periodo perché ci si vedeva tutte le sere da Vito. Allora lui c’aveva questa figura trombonica da maestro di scuola che in qualche modo diceva come doveva fare. Mi divertiva invece contrapporgli un qualcosa di trasversale che fosse crossover in tutti i sensi, che fosse anche trasgressivo non solo così manifestamente impegnato. Ci si vedeva la sera e dico..”allora senti questa”. Devo dire che lui non cagava niente, non s’accorse di nulla se non quando ascoltò la prima volta “Come è profondo è il mare”. Lì rimase schiantato, allora disse” Va bene, allora puoi scrivere” [imitazione di Guccini].

(Lucio Dalla)

Un ottimo esempio di partecipazione è quello avuto da Massimo Bubola, che ha scritto pietre miliari della canzone d’autore, insieme a De Andrè, uno dei maggiori cantautori italiani.

Collaborazione tra i cantautori italiani Bubola e De Andrè

Collaborazione tra i cantautori italiani Bubola e De Andrè

Per me è stato un onore partecipare con le mie idee, le mie canzoni.  Un contributo importante in due dischi come Rimini e L’indiano. Poi ho avuto anche l’avventura di scrivere il testo di Don Raffaè, l’unica volta in cui ho fatto solo il testo con Fabrizio, gli altri facevo sia testo che musica. In tanti mi chiedono in cosa ti ha influenzato De Andrè. In tante cose e mi ha dato molte informazioni su cose che non conoscevo benissimo come la canzone francese, Brassens, sulla cucina, sulla botanica. Poi si viveva insieme con Fabrizio quando si lavorava. Sono stato molto tempo in Sardegna, ho visto nascere una fattoria, ho vissuto con lui, ho conosciuto molto bene la sua famiglia, i suoi amici. Avendo scritto per lui, gli ho dato una mano ad arredare queste case, l’ho influenzato portando le sue ballate più potenti a legare con il folk, al rock. Ballate come Coda di lupo, o Volta la carta, o Andrea una canzone sulla prima guerra mondiale, fanno parte della cultura veneta, c’è una forte influenza in quel tipo di disco lì nei mie retaggi, nei mie percorsi. Poi anche nell’album L’indiano, canzoni come il Fiume di Sand Creek sono delle canzoni preghiera. Lui era anarchico, io no. Ero ben diverso, ero cattolico, un po’conservatore. Mi muovevo su un territorio diverso dal suo. Quindi sono canzoni che hanno sempre doppie letture.

(Massimo Bubola)

Per concludere qualche aneddoto raccontato da Fossati, anche collaboratore di De Andrè a sua volta, che ha portato la canzone d’autore nel tour insieme a De Gregori, il principe dei cantautori italiani.

La canzone d'autore di Francesco De gregori con  Ivano Fossati

La canzone d'autore di Francesco De gregori con Ivano Fossati

De Gregori: da parte mia ho incominciato a pensare a una collaborazione quando ho scoperto che Fossati, oltre autore e interprete era anche produttore. Così ho pensato di coinvolgerlo in un lavoro come produttore, anche se non in senso classico; c’è stato un incontro, diciamo così, esplorativo, nel quale io non gli ho assolutamente chiarito niente di quanto avrebbe dovuto esattamente fare [ride].

Fossati: …Tu non hai idea di cosa sia stato per me! In tutti gli anni della nostra carriera, che sono più o meno pari, ho incontrato Francesco solo un paio di volte: la prima al bar della RCA, dove l’ho visto sedersi sul bancone a scherzare col barista, ed una seconda nei corridoi, sempre della RCA, dove abbiamo scambiato qualche parola. Bene, mi arriva notizia che Francesco sta pensando a una collaborazione con me, si organizza un incontro a cena; mi immaginavo la classica cena di lavoro, con l’esposizione di un progetto, con degli accordi da prendere e discutere…Niente di tutto questo: si è parlato del più e del meno e alla fine, negli ultimi cinque minuti Francesco mi dice:”Ti andrebbe di collaborare al mio prossimo album?”.

La risposta , è evidente, è stata subito un sì, seguito ovviamente dalle domande “come, in che misura, facendo cosa”…Unica risposta  un “non lo so. Vieni in studio, si vedrà“ .

Di solito questi accordi vengono presi inizialmente dai manager e dagli avvocati, e in seguito si racconta un’altra storiella ad uso per il pubblico. Per noi invece è andata proprio così. Ci siamo visti poi un po’ di volte prima di entrare in studio, ed io ogni volta mi aspettavo che si cominciasse a parlare di lavoro, invece ascoltavamo dischi e chiacchieravamo. Arrivai  a pensare dentro di me :” Questo non ha voglia di lavorare”! Invece non era così, ed ebbi di capirlo in seguito. In quel periodo on realtà sia Francesco che io pensavamo moltissimo a quel che avremmo dovuto fare. Era un po’ come se prendessimo la rincorsa prima di buttarci nel lavoro con tutte le nostre energie.

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