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Il rock Italiano.Il rapporto tra i Cantautori Italiani.

Il fenomeno dei cantautori italiani è evidente soprattutto negli anni ’60 e ’70, stesso periodo in cui si sviluppava il fenomeno del rock in tutto il mondo e di conseguenza il rock italiano.

Chiaramente il rock ha condizionato alcuni cantautori italiani che hanno vissuto quell’epoca. A tal proposito riportiamo qualche riflessione dagli stessi protagonisti che denunciano la difficoltà di poter proporre un rock italiano.

Edoardo Bennato e il rock italiano

Edoardo Bennato

All’inizio ascoltavo Chuck Berry, Fats Domino, Jerry Lee Lewis, il vangelo del rock. Soltanto la differenza tra noi italiani e gli inglesi è che quando arrivava questa prima lezione di rock and roll dall’America, mentre gli inglesi, gli australiani i canadesi erano in grado di recepirla in toto noi italiani la ascoltavamo a metà.

Per cui alla fine nel corso di questi quarant’anni, volenti o nolenti, siamo diventati dei cloni. L’unico modo per riscattarsi da questa situazione di disagio e limitazione è quello di coniugare il rock con dei testi che hanno una valenza, un senso.

(Edoardo Bennato)

 

Un altro dei cantautori italiani sicuramente più conusciuto per la sua musica leggera, sta dando molto spazio alle chitarre elettriche nei concerti dal vivo, contribuendo alla crescita di un rock italiano.

Cantautori italiani e il rock italiano

Francesco De Gregori

Quando ho cominciato, l’ho fatto con la chitarra e la voce perché altro non potevo permettermi, non erano il periodo in cui si facevano i complessini a scuola. Era il periodo in cui non c’era tutta questa facilità nel comprarsi amplificatori, chitarre elettriche era una cosa un po’ fuori dal mondo.

Quindi sono partito da cantautore, però la musica che mi piaceva già allora, da prima di Dylan, era una musica accompagnata. Per esempio mi piacevano molto i Rocks, quindi basso, batteria, per non parlare dei Beatles, dei Rolling Stones.

Poi quando ho avuto la possibilità di pagarmi un gruppo di musicisti, ho incominciato a capire che l’unico suono che mi interessava veramente era quello, quindi un suono basato sul basso e la batteria.

Non è che uno impara subito, se riascolto le registrazioni di quel periodo trovo che non erano giuste per diecimila aspetti per me; magari per la gente che l’ascolta vanno benissimo. Però andando avanti, intanto ho trovato musicisti sempre più bravi sulla mia strada e quindi questo suono piano piano è venuto fuori.

Devo dire che quando scrivo non riesco a scrivere già pensando a cosa farà la batteria e il basso, sono legato alla scrittura da cantautore. Però mi viene abbastanza normale, poi dopo quando ho vicino a me la gente che sa tradurla. Il motivo che poi molti mi dicono che cambio gli arrangiamenti e questo a volte ha suscitato delle critiche è dovuto a questo, il fatto che ho riconvertito su un pattern di basso e batteria le canzoni che erano state scritte solo per la chitarra.

(Francesco De Gregori)

Finardi è uno dei cantautori italiani che si è meglio distinto per il suo approccio musicale, dando notevole spazio alla musica; ci fornisce però un elemento negativo nel panorama nazionale che causa la mancanza di un decollo del rock italiano.

Il rock italiano

Eugenio Finardi

Io sono di quella generazione fortunata. Avevo dieci anni quando i Beatles hanno iniziato. Fai conto che gli Who per me erano un gruppo nuovo, prima c’erano i Beatles e i Rolling Stone e basta. Io ovviamente ero dalla parte dei Rolling Stone; sai erano più brutti sporchi e cattivi e più rock. Poi sono arrivati gli Who, mi ricordo il primo disco dei Led Zeppelin quando è arrivato a casa di un mio amico Gianbruno Bruni, l’ho abbiamo religiosamente aperto e abbiamo sentito questa chitarra di Jimmy Page. Ho visto il rock nei momenti più straordinari, ho conosciuto tre su quattro dei Beatles, ho conosciuto i Led Zeppelin…

Il rock è legato a una generazione, al momento in cui c’erano più giovani. Io faccio parte del baby boom, sono nato agli inizi degli anni ’50 dopo la seconda guerra mondiale e siamo la generazione che ha fatto il rock. Adesso credo che in occidente non ci siano abbastanza ragazzi per inventare la musica che sostituirà il rock. Credo che ci siano in India […] perché hanno già una bella industria musicale, sono legati all’Inghilterra, tecnologicamente sono avanti…

Il rock c’è dove ci sono i giovani, dove c’è futuro, c’è voglia di crescita. Qui in Italia vanno tutti dalla nonna a chiedere i soldi. Manca la spinta propulsiva.

(Eugenio Finardi)

 

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