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Il rapporto tra i cantautori italiani e la televisione

In generale i cantautori italiani non amano molto passare in televisione. Lo hanno fatto poco, sicuramente per convenienze commerciali, non certo per il mero piacere di apparire in tv.

Bisogna sicuramente chiarire che non tutti i cantautori italiani sono uguali, ma sostanzialmente c’è un pensiero comune e cioè che la televisione non è certo il luogo ideale dove proporre la canzone d’autore. Di questi tempi ancor di più.

Sentiamo due testimonianze a partire da quella di Fossati che supppone che il pubblico televisivo sia diverso da quello dei concerti.

La televisione e i cantautori italiani

Ivano Fossati

Sembra che la televisione non sia il luogo della musica. Io vedendo i concerti per come sono davvero, anche vedendo altre forme che riguardano la musica, poi come la vedo ridotta così, montata così, spezzettata, indagata dalle piccole telecamere che vanno appunto a indagare sulla tastiera piuttosto che la pettinatura del cantante. Non è più quello che dovrebbe.

Cos’è questo grandissimo pubblico che troviamo nei concerti più particolari, magari più interessanti, anche volendo meno pubblicizzati e assolutamente non hanno avuto nessuna esposizione televisiva? Ci sono dei pienoni colossali di un pubblico che evidentemente non è televisivo, quindi sono anni che stanno facendo credere alla gente che il pubblico è quello, che l’audience è quella. Ce n’è un’altra parte che è più oscura, meno  controllata, non so bene adesso come dire, persone alle quali puoi piacere o non piacere mai perché hanno fatto una scelta seria, ponderata perché l’amore per la musica li porta in una direzione piuttosto che in un’altra. La loro scelta non è stata condizionata né dalla televisione, né da altri media.

Da vent’anni a questa parte posso non partecipare alla televisione  e poi avere i teatri pieni. Questa non è una dichiarazione presuntuosa, è una dichiarazione di fatto che qualcuno potrebbe avere il coraggio di seguire, di indagare un po’, perché è vero. Se tu fai determinate cose con lucidità, con un minimo di capacità il tuo pubblico lo trovi e non è che se ti manca la tv questo pubblico sparisce.

(Ivano Fossati)

Continuiamo con la seconda testimonianza del compianto Giorgio Gaber, uno dei cantautori italiani che la televisione l’ha anche fatta in prima persona, che tocca l’argomento della censura televisiva.

La televisione e i cantautori italiani

Giorgio Gaber

Parlando di censura, secondo me nei primi anni ’60 c’erano diversi tipi di censura. Una censura legata al linguaggio, diciamo alle parolacce per intenderci; una censura legata ai contenuti; e una censura più curiosa legata al livello artistico e qualitativo della televisione, cioè c’erano cose che in televisione non erano all’altezza.

Ricordo che io cercai di portare alla televisione, anzi invitai a cantare una canzone il mio amico Enzo Jannacci. Lui non era una perfezione di intonazione, di canto pulito, era piuttosto sgrammaticato, schizzoide, molto geniale. Lui incise una canzone che poi fu tagliata.

La censura è un argomento difficile. Se qualcuno dovesse decidere quello che devo ascoltare o quello che non devo ascoltare, quello che devo vedere o non vedere, non mi farebbe affatto piacere. Se qualcuno dovesse decidere quello che io devo dire o quello che io non devo dire non mi farebbe altrettanto piacere. Cioè la censura non è una cosa simpatica.

Detto questo, quando si parla di televisione il problema diventa molto più delicato. Diventa un problema che non si può risolvere qui con due parole, ma che richiede secondo me un’attenzione diversa, perché mentre un adulto, un uomo con tutte le facoltà evidentemente  è giusto quello che scelga quello che vuol vedere, secondo me è più delicato quando si parla di un mezzo accessibile così generalmente a tutti, dove ci si può trovare volontariamente, ma anche involontariamente di fronte un programma.

Karl Popper parlava di una patente a quelli che fanno la televisione, della delicatezza quindi di un prodotto che potrebbe influenzare la formazione di fasce deboli e anche di fasce un po’ più forti. Il discorso si amplia e se si vuole renderlo ancora più ampio bisogna dire che noi siamo soggetti continuamente alla censura. C’è la censura dell’audience.. beh è chiaro, se un prodotto non tira non c’è la pubblicità; c’è la censura delle antipatie e delle simpatie, se un artista è antipatico o simpatico, a un certo punto arriva in televisione più spesso o meno spesso; c’è la censura dell’informazione che ti da una certa produzione di notizie che può essere scelta o non scelta. Quindi la censura, anche se antipatica, secondo me c’è sempre.

Il linguaggio si sta deteriorando, al di là della televisione, effettivamente forse c’è una proposta e anche una richiesta di espressioni un po’ più crude, un po’ più parlate. Io non sono particolarmente favorevole. Lo dico in senso personale, nel senso che non mi viene tanto. Esiste spesso, quando si scrive uno spettacolo, l’insostituibilità di una esclamazione. Certe volte è difficile trovare lo stesso calore di una parola italiana invece di una parola più gergale. Però è proprio l’abuso, ecco, direi che io sentirei il bisogno di qualche censura. Per esempio quella del cattivo gusto, della volgarità, del falso sentimentalismo. Questa ovunque la sentirei. Difficile è poterla ottenere, ma magari con un po’ di sforzo…

(Giorgio Gaber)

 

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  1. I cantautori italiani ci dicono come nascono le canzoni | Cantautori italiani - 1 maggio 2012

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