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I cantautori italiani e le proprie radici

Alcuni cantautori italiani hanno un legame molto forte con la propria terra e spesso questo viene fuori nelle loro canzoni.

Esaminiamo qualche testimonianza di alcuni cantautori italiani in cui emerge la propria appartenenza ai propri luoghi d’appartenenza.

I cantautori italiani e la provincia

Francesco Guccini Radici

Uno scrittore è sempre autobiografico. Io perché sono volutamente, anche se fintamente autobiografico, do una grande importanza ai luoghi d’appartenenza. I  miei sono stati tre fondamentalmente: Pavana, Modena e Bologna. Sono importanti perché io sono di una generazione che allora viaggiava pochissimo. A trent’anni avevo ancora visto Roma e Milano l’ho vista a metà degli anni ’60, per dire.

Modena ci sono nato, soltanto che ho avuto l’accortezza di nascere quattro giorni dopo l’entrata in guerra dell’Italia. Allora mio padre è dovuto partire per la Grecia e io sono stato portato a Pavana a casa dei miei nonni. E lì ho fatto i miei primi cinque anni di vita. Poi mio padre è tornato nell’agosto del ’45 e ha dovuto riprendere a lavorare. Lavorava a Modena era impiegato alle poste e mi hanno letteralmente strappato da un alberino al quale  mi ero abbarbicato perché non volevo tornare a Modena.

Quindi nel ’60 ci siamo trasferiti a Bologna. Devo dire che è stato un salto molto curioso perché ho cambiato completamente ambiente.

Ho fatto una serie di canzoni, anche se riportavano in maniera diversa, lo steso tema. Per cui c’era la canzone Radici, che parlava esplicitamente della casa, che era il mulino dei miei nonni, ma La locomotiva potrebbe essere segno di radici politiche. Incontro, segno di radici modenesi. La canzone dei dodici mesi, segno di radici culturali.

Quindi ho capito che in un periodo in cui molti volevano fare tabula rasa del passato io invece cercavo questo passato per capire che cos’ero. Quello era un momento particolare in cui avevo bisogno di trovare qualche cosa che mi appartenesse, quindi le radici. Non a caso poi ho messo in copertina quella foto bellissima della mia bisnonna Maria Fornaciari, mio bisnonno Francesco.

Non mi sono accorto di aver detto delle cose di grandissima importanza, ho sempre espresso quello che io pensavo. Questo per me viene anche da un certo tipo di cultura montanara. Siamo fatti di tantissime componenti. È difficile ricercarle queste, ma possiamo cercarle nei luoghi e nelle persone che abbiamo frequentato fino ad oggi.

(Francesco Guccini)

Cantore della provincia

I cantautori italiani e la provincia

Paolo Conte

Questa definizione mi è stata affibbiata e continua ancora a essermi affibbiata, anche da firme autorevoli. È un po’ riduttiva, non solo in arrivo, ma anche in partenza. Io so benissimo che c’è un po’ di critica in chi me lo dice.

Però credo, come si dice nella vita, si odia e si ama. Forse chi fa questa critica, tutto sommato soffre quello che la provincia non ha dato a lui. Intuisce quello che di goffo trova nella provincia, nasconda però della sostanza di vita e di teatro di vita, che tante volte nella città scompare.

Io mi limito a dire che ho usato un po’ i ricordi di provincia, modi di pensare della provincia come credo abbiano fatto altri cantautori italiani, perché la provincia ti da una visione di personaggi più dettagliata. Sono più in passerella i personaggi, tu li vedi meglio e puoi raccontarli meglio.

La provincia ha anche i suoi ritmi, ha anche le sue difficoltà ad affrontare la lingua ufficiale. La lingua del provinciale è la lingua imbastardita dei dialetti, però questi qualche cosa ti possono dare, ti possono risvegliare, imbarazzandoti, mettendoti sotto torchio quando devi parlare in italiano, però facendoti magari reagire un pochino.

Poi la provincia in fondo è la tua culla, quindi la conosci anche un po’ meglio di certe altre cose, quindi c’è anche una certa tenerezza ogni tanto se ci torni con il pensiero, specialmente nel paesaggio. Io mi picco un po’di essere uno dei pochi scrittori canzonettistico di paesaggio. Questo viene affrontato di rado nelle canzoni. È chiaro che io racconto quel paesaggio che io conosco meglio, di cui conosco proprio i segreti, i profumi.

(Paolo Conte)

 

Ivan Graziani abruzzese

Ivan Graziani abruzzese

Io ho scritto una canzone [Ninna nanna dell ‘uomo] tanti anni fa per la mia terra. Io sono abruzzese. L’Abruzzo lo amo più di ogni altra cosa al mondo. È una canzone che ho scritto in dialetto abruzzese, proprio perché io credo che da queste piccole cose bisogna incominciare a riappropriarsi di quei piccoli posti.

(Ivan Graziani)

 

 

E infine uno dei cantautori italiani che forse maggiormente ha mostrato la propria appartenenza alla propria terra cantando in dialetto.

Oggi cerco di unire questo, la musica blues che ho assimilato nelle mie esperienze musicali con quelle che sono le mie radici culturali, che fanno parte della mia terra, che è la musica napoletana, mediterranea. Unire queste due cose.

pino daniele napoli

Pino Daniele

Il blues perché? Il blues è in fin dei conti la ribellione a questi continui soprusi della gente che odia i negri, odia la gente di colore. Possiamo dire che c’è una relazione tra i negri e noi. C’è ancora purtroppo questa rivalità, questo razzismo nei confronti dei meridionali. C’è perché lo vivo, l’ho vissuto. È proprio questo da abbattere, questi napoletani, questi terroni che continuano a essere un popolo di incivili, no? Bisogna andare in fondo alle cose per capire effettivamente perché uno è incivile.

Niente, io la amo e la odio questa città.

(Pino Daniele) intervista 1979

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