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Gli inizi dei cantautori italiani

I cantautori italiani come hanno iniziato a fare il proprio mestiere? È stata una vocazione o desideravano fare altro? E come sono riusciti a diventare cantautori italiani?

Incominciamo da Francesco Guccini e scopriamo quando ha comprato la sua prima chitarra.

Cantautori italiani agli inizi

Francesco Guccini da giovane

Ho cominciato a scrivere canzoni quasi contemporaneamente  all’acquisto della prima chitarra, l’estate del ’57. Noi ragazzi d’allora ascoltavamo jazz tradizionale, tutta la musica era diversa da quella dei genitori. Alla fine degli anni ’50 arrivò il famoso rock and roll e questo ci entusiasmò molto perché è una musica relativamente facile da fare tutto sommato.

Poi andammo a vedere un film una volta in cui un gruppetto di questi musicisti, di ragazzi vincevano un concorso per andare a suonare in un campeggio di scout girl. Il pensiero di questi quattro/cinque che avrebbero passato l’estate con mille/duemila ragazze ci fece sognare. Quando uscimmo dal cinema dicemmo “ qua ragazzi dobbiamo metter su un complesso”, allora i gruppi si chiamavano così, da qui le facili battute: complesso di inferiorità, cose tristissime, eccetera.  Ognuno scelse uno strumento, io che ero meno ricco degli altri scelsi la chitarra e mi sembrava quello più semplice, più a portata di mano.

 

Facevo sempre canzoni che volevano essere non come un fazzolettino di carta che uno usa e getta, ma qualcosa che potesse rimanere. Poi ho sempre avuto la passione delle parole, come qualcosa che possono portare ad altre parole, come se la parola fosse un nucleo atomico con un significato semantico centrale, con tanti altri significati che ruotano attorno. E quindi giocare con le parole.

C’è una cosa buffa da dire, che le canzoni sono arrivate dopo, io sognavo di fare lo scrittore fin da ragazzino. Scrivevo poesiole, ma erano più che altro filastrocche da bambino sul tipo del Corriere dei Piccoli. Poi verso i sedici anni scrivevo poesie come tutti i poeti adolescenti e anche racconti, prose.

(Francesco Guccini)

Seguiamo con Branduardi, uno dei cantautori italiani che era nato musicista e che poi si è dato alla canzone.

Angelo Branduardi giovane

Angelo Branduardi

Assolutamente non il cantante. Io no ho mai avuto simpatia per i cantanti. Penso di aver musicato “Confessioni di un malandrino” [prima canzone di Branduardi] per i tormenti adolescenziali e le turbe ormonali dell’adolescenza. Non vedo altri motivi.

 Io lavoravo molto come session man. Scusate se uso la parola inglese, ma turnista, che è la parola italiana, è proprio brutta. Ci fu qualcuno che mi disse “ma tu che sei giovane rispetto agli altri che vengono a suonare, questo aspetto ”avevo i capelli lunghi, anche più lunghi allora, “non hai mai pensato di far qualcosa, perché bello o brutto che tu sia, sei un personaggio”. “Bah, io scrivo delle cose, ma dei quartetti, mi esercito, però ho scritto una canzone, Confessioni di un malandrino”. E così iniziò, per caso.

(Angelo Branduardi)

 

 

Infine una divertente testimonianza di Battiato che ci racconta le sue prime avventure da cantante, prima di diventare uno dei cantautori italiani più affermati

Franco Battiato milano

Franco Battiato

Ho iniziato questo mestiere facendo il cantante. Quindi quando negli anni ’60, per sbarcare il lunario cantavo canzoni di altri. Usavo una specie di hit parade internazionale per fare quello che allora si chiamava repertorio da balera.

Al Cab 64 di Milano dove io mi esibivo, Il Cab di Titin e Velia Mantegazza che sono stati i miei scopritori perché ho iniziato lì. C’erano tutti da Enzo Jannacci, ai Gufi, i Cochi e Renato, Lino Toffolo. Mi dovrei un po’ vergognare [ride..], ma facevo finta di cantare delle canzoni siciliane che avevo inventato, però mettendo qualche proverbio. Cantavo in dialetto dicendo che erano canzoni del quindicesimo secolo.

Avevo visto che si era aperto questo Cab 64, non sapevo neanche cosa fosse il cabaret, e mi presentai con la chitarra. C’era Velia ricordo. Dico”Io faccio canzoni siciliane tradizionali”. “Sentiamole” e poi incominciai a lavorare.

Poi Gino Negri mi disse “Senti c’è la possibilità di fare una colonna sonora con una comparsata in teatro”.  Era una scrittura seria di tre mesi. Diecimila lire al giorno fu. E mi aprii i conti in banca. Non sopportavo quel genere di composizione, quindi sapendo che Negri non veniva più tenni i testi e cambiai completamente tutte le musiche.

(Franco Battiato)

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