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Francesco De Gregori. Due chiacchiere con il cantautore italiano

Francesco De Gregori è sicuramente una figura ben nota nella canzone d’autore. Il cantautore italiano si racconta in un’intervista con Vincenzo Mollica.

In questa intervista Francesco De Gregori racconta le sue canzoni, il suo rapporto con il pubblico e qualche aneddoto interessante per conoscere il lavoro di questo cantautore italiano.

Francesco De Gregori cantautore italiano

Francesco De Gregori

Quali sono per te i migliori testi di Dylan?

Tutti. Dylan non ha mai scritto un testo debole, che dopo un po’ di tempo suonasse scontato. Questo è il miracolo del talento di Dylan.

La vicinanza del pubblico?

Il pubblico è importante avercelo vicino. Quando sali sul palco già vedi le facce e nei club le vedi ad un metro e mezzo perché lavoriamo su una pedana bassissima. A volte qualcuno poggia il bicchiere di birra sul palco, è un’atmosfera molto famigliare, domestica. Poi credo che le persone siano più o meno le stesse che verrebbero a sentirmi da un’altra parte, però cambia il contenitore. In questo caso [nei club] cambia tutto il nostro lavoro, il mio e quello della band. Sicuramente è più intimo. Cambia la temperatura del concerto.

Un tour acustico?

Io mi diverto moltissimo a suonare con un gruppo, con un basso, una batteria, una chitarra elettrica. Non vuol dire che all’interno del concerto ci siano momenti più acustici. Ci sono “Bell’amore” che è praticamente acustica; “Alice” quasi acustica. Però l’idea di fare un intero programma, due ore acustica, un po’ mi fa paura perché ci vuole suono per le canzoni. Potrei fare un quarto d’ora, mezz’ora forse tre quarti d’ora acustico.

Come già svelato in un’altra intervista da Guccini, con il quale Francesco De Gregori non deve riconoscersi molto come vedremo più avanti con l’intervista (almeno sul concetto di cantautore impegnato), sembra che oggi la figura del rapper è il migliore successore di quello che è stato il cantautore italiano negli anni ’70.

Nel panorama odierno musicale c’è qualcuno che ti entusiasma?

Io ascolto con interesse un sacco di cose, di solito mi entusiasmano le cose diverse che faccio io. Non vorrei fare nomi perché se poi me ne dimentico qualcuno gli altri si arrabbiano…[risate]..non lo so, un artista che ho sempre amato molto è Frankie HI-NRG, non è mai banale è come Dylan.

Sul sito c’è un video della preparazione del concerto. Qual è la necessità di proporlo?

Ho ripreso un po’ il mio repertorio e tutta la mia band verso giugni di quest’anno e abbiamo dovuto fare delle prove, perché era un po’ di tempo che non suonavamo più insieme. C’è venuto in mente di filmare una o due canzoni, così, anche per uso interno. Abbiamo un amico, molto bravo con al macchina da presa, molto vicino alla nostra sensibilità. L’abbiamo chiamato e gli abbiamo detto “vieni e gira qualcosa dove capita”senza pensare di farne un uso così pubblico. La verità è che poi ha girato tutto, un intero pomeriggio di prove, lo abbiamo rivisto ed è venuta fuori qualcosa che da il senso di una band che sta lavorando intorno a qualcosa, alcuni cani che stanno intorno a un osso. C’è una tensione di queste persone che stanno per aggrapparsi a qualcosa di sostanziale, di ricerca. C’è anche una bella rilassatezza e quella anche del divertimento, anche se siamo molto seri con la faccia mentre lavoriamo. Quindi quando lo abbiamo rivisto tutto abbiamo pensato di montarlo e di farlo vedere, non perché le prove siano qualcosa che va spiata dal buco della serratura, forse perché è interessante per il pubblico vedere come si cambia un accordo, ci si ferma a metà, “no qui non andava bene, rifai quel riff però spezziamolo…”

 

È cambiato il tuo rapporto con il pubblico dopo la collaborazione con Lucio Dalla?

Ma forse sì, perché Dalla è specie di folletto. Già lo conoscevo chiaramente, abbiamo dato parecchie cose insieme a Lucio Dalla, quindi la vicinanza con uno come lui che salta balla, non si sa mai cosa c’ha per la testa. Sì, qualsiasi persona incontri ti modifica, quindi penso che qualcosa sia cambiato anche dopo l’ultimo tour con Dalla.

Tu ami molto le collaborazioni. De Andrè, Venditti, Dalla, persino un recente duetto con Baglioni. Mi sorprende che non ci sia ancora stato un punto di incontro con Francesco Guccini, che con te, ha in comune non solo il nome di battesimo, ma anche il modo di scrivere canzoni sociali e impegnate nonché una certa impronta politica.

Sicuramente il nome in comune, per il resto bisognerebbe vedere questa cosa “sociali, impegnate”..mah non lo so.

A questa domanda rispondi non lo so?

Si può rispondere non lo so? Sai a tante cose io rispondo non lo so. Per esempio nei sondaggi sulla politica, la sinistra..la destra…e i non so…e io spesso dico “ma non so”. Mica c’è da vergognarsi a dire non so. A volte ci vengono messi dei dilemmi dai sondaggi. Lei preferisce la pastasciutta corta o calda? Può succedere che qualche programma, no? Il 40 dice così, il 57 dice cosà e poi c’è un 3% che dice non so. Ecco, io sono tra quelli.

Generalmente chi scrive canzoni non predilige nessuna, né le snobba dopo molto tempo che le ha composte. Le canzoni sono come  dei figli, questo si sente dire da qualsiasi cantautore italiano e Francesco De Gregori in maniera molto diplomatica ribadisce il concetto.

Qual è la canzone che ti sei pentito di averla pubblicata dopo che ti sei accorto che la potevi fare  in maniera diversa?

Pentito mai, perché comunque la versione che stanno nei dischi stanno lì perché hanno un senso. Però quasi tutte, se mi capita di rifarle, le rifaccio in modo diverso, ma questo non vuol dire abiurare  o detestare la versione passata. Ogni canzone che la fai è diversa da quella di prima.

Qual è la canzone che senti più tua, che ha fatto parte della tua vita di quelle che hai scritto?

Non ce n’è una. Tutto quello che ho scritto ha scandito la mia vita, quindi quando ripenso alle cose in questi termini mi viene quasi da emozionarmi, perché io ho cominciato a scrivere canzoni, ma non pensavo che sarebbero state la mia vita quando vent’anni, ventidue, anche dopo avere avuto i primi successi. Insomma la pensavo come una cosa con una scadenza e invece ormai penso che tutta la mia vita è stata scritta attraverso le canzoni in qualche modo.

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