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Fabrizio De Andrè. Testi contro la guerra nella canzone d’autore

La canzone d’autore è protagonista nel denunciare l’inutilità delle guerre. Palese è l’impegno nelle canzoni di Fabrizio De Andrè. Testi degni della canzone d’autore italiana che si schierano contro la guerra  traendo spunto dai racconti di chi la guerra l’ha vissuta veramente.

 

Fabrizio De Andrè. Testi della canzone d'autore contro la guerra

Fabrizio De Andrè. Testi della canzone d'autore contro la guerra

Anche io ho scritto cose da addormentarsi sul divano, tipo Marinella…questo non vuol dire che bisogna semplicemente impegnarsi socialmente, soprattutto più che politicamente scrivendo canzoni. Vuol dire che ogni tanto che un po’ di impegno può forse servire. Io non so fino a che punto possa servire. Serve più che altro a far parlare di certi argomenti. Non serve sicuramente a fermare nulla, guerra compresa.

Io della guerra ne ho parlato molto, ne ho parlato soprattutto ne “La guerra di Piero”, attraverso i racconti che me ne faceva mio zio, il fratello di mia mamma, che si fece tutta la campagna di Albania. Ho parlato della guerra, anche un di piccolissima, allora piccola poi è diventata sempre più grande, purtroppo sempre più lunga nel tempo nel Libano. Ho parlato di un episodio di anziano palestinese che piangeva il suo ragazzo ammacinato dai cingoli di un carro armato israeliano durante l’invasione a Sidone.

Schierarsi apertamente e farlo in maniera tale che le canzoni siano di valore letterario è una maniera semplice per riconoscere come tale la canzone d’autore. In questo ci è riuscito benissimo Fabrizio De Andrè. Testi  che potrebbero rimanere in piedi da soli.

Non è da oggi che mi sono schierato. Io non pretendo che nessuno conosca la mia vita, tanto meno i miei atteggiamenti politico sociali, ma è dal 1957, io avevo 17 anni allora, da quando frequentavo i circoli libertari di Genova e di Carrara che io mi sono schierato in maniera precisa e da allora non ho mai più trovato durante la mia vita nessuno schieramento che dal punto di vista sociale, morale mi garantisse qualcosa di meglio.

Sono più portato ad aprire i cancelli delle tigri che non a cavalcarle. Questo vuol dire, detto metaforicamente, aver dato un input, là dove una canzone lo può dare, ad una determinata classe sociale, a ribellarsi a determinate vessazioni, ad andare in piazza a rivendicare i propri diritti. Nel momento in cui le tigri sono uscite dalle gabbia non mi sento adatte a cavalcarle, anche perché ho idiosincrasie sia di comando, non saprei dove condurli, così come ne ho per quanto riguarda l’obbedienza, non saprei esattamente dove potrei essere condotto.

(Fabrizio De Andrè)

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